Francesco Mangiameli figlio d’arte, si diploma presso il liceo artistico di Palermo e si laurea in architettura. Come nelle antiche botteghe di classica memoria, l’artista si occupa sin dall’età di 8 anni di pittura vascolare nello studio del padre Italo pittore, scultore ceramista palermitano. Nel corso degli anni ha maturato la sua esperienza di pittore come provano le numerose mostre e rassegne coronate da vari premi e riconoscimenti. Ne ricordiamo alcuni: 1° premio coppa regione siciliana-ville settecentesche di Palermo (salone Banco di Sicilia); 1° premio medaglia d’oro EPT (salone Banco di Sicilia); 2^ mostra figurativa; medaglia d’oro Tele Star “La ricasoliana”. Il suo valore artistico è stato più volte apprezzato dai più noti critici d’arte. Le sue opere sono custodite tra le collezioni pubbliche e private.
Francesco Mangiameli
Recensioni Critiche:
L’ermetismo diffidente di Francesco Mangiameli

“La luce, sparsa i milioni di particelle, dice che si tratta di sogno. Il tempo scandito dalle simmetrie
spaziali di braccia e gambe, cede subito al desiderio di fermare, attenuare, ridurre a minimi frammenti,
all’attimo di un’inquadratura, l’intera campitura dell’impianto pittorico. Un’invisibile meridiana segna le ore
di una serenità lacustre. I “pesi“del racconto per immagini, distribuiti sulle figure, sullo sfondo e sul ripiano di
scena, danno conto della maturità pittorica e della premeditazione artistica dell’autore. Egli, mentre esibisce
un apparente equilibrio di forze sparse sulle magiche rappresentazioni, mentre finge di concedersi, serio, alla centralità della configurazione, dall’altra mostra l’irrisione con cui misura e valuta i possibili umani equilibri, capovolgendo, con capricciosa e giocosa pennellata, il senso delle passioni, i turbamenti dell’anima, la turbolenza di un reale che non sente più di amare.
Così, quel “reale” apparente delle composizioni e di fatto pura assenza di peso.
Le figure non poggiano, le proporzioni e le distanze non resistono ad una più attenta valutazione.
I fondi e i rapporti di spazio tra le figure sono trattati come apparati della sensibilità creativa dell’autore che, vietando agli occhi il loro compito consueto, impedisce all’osservatore ovvie considerazioni sul reale quotidiano.
Lo priva infatti dei soliti facili ammiccamenti e di qualsiasi presunzione d’identità o appartenenza culturale
con ciò che è rappresentato. Allo spettatore è concesso di ricevere, fuori dall’ovvio e dal banale, solo qualche piccola traccia per inseguire il luogo dove si nasconde l’artista…”

Prof. Vittorio Brusca Università di Palermo - Arti Visive


Straordinario effetto percettivo

Le lucide composizioni pittoriche di Francesco Mangiameli sono opere di un vigile intelletto, nonché di un animo
sensibile ed è da questi due fattori che emerge la carica inventiva, che grazie al forte intuito l’artista riesce a penetrare su quanto si cela nell’essenza della vita. Con padronanza di mezzi espressivi, egli riesce a rivelare i suoi validissimi requisiti necessari per la ricerca di un linguaggio autonomo.
Amante della figura femminile, ne imprime sulle tele, la sagoma impersonale (figura di donna volutamente senza occhi) impreziosita dai contorni muliebri con sensibile eleganza e ne comunica esplicitamente il trasporto ascendentale mettendola in primo piano e al centro del suo universo pittorico, portando alla mente dell’osservatore i poeti del “Dolce Stil Novo”, tra cui Dante e Tetrarca, i quali vedevano nella donna l’anello di congiunzione tra l’uomo  e Dio. Uno straordinario effetto percettivo è la somiglianza dello scenario pittorico dei due oli dal titolo “Fecondità” il primo e “Senilità” l’altro. Entrambi le opere sono pregne di una forza simbolica. con richiami metafisici dove troviamo le medesime tematiche ma in relazione tra loro opposte.
Sia nella prima che nella seconda immagine l’artista ci presenta uno scenario scomposto in tre piani di cui in quello centrale troneggia l’elemento maschile, emblema della riproduzione, causa efficiente, sia della natura morta presentata in primo piano, sia della trascrizione di elementi di una prospettiva architettonica che si vede all’orizzonte intervallata da feritoie più o meno profonde simboleggianti le varie problematiche dell’esistenza vitale. Senza dubbio una dialettica pittorica che ne testimonia una grande valenza artistica, dove le suggestioni metafisiche lasciano il posto alla sensibilità del colore ed alla ricerca della solidità costruttiva del contenuto. E’ tutto un discorso analitico quello che l’artista ci propone nella rappresentazione di queste due opere:
Il profondo mistero del ciclo vitale di ogni essere vivente, quindi le stagioni della vita, (semi, germogli, solchi) le gioie e le pene, il sorgere e il declino, la nascita di ciascun vivente e la sua fine. Due valide composizioni artistiche, opposte nella narrazione contenutistica ma assimilabili per la tematica
e l’unicità della loro espressione descrittiva. Francesco Mangiameli si distingue tra i pittori dello scenario artistico contemporaneo, per la sua estrema libertà del segno e per l’immediata comunicazione che ci offre, con le sue rappresentazioni pittoriche degne di affabile fruizione.

Anna Francesca Biondolillo



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